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lunedì 17 giugno 2013

LA DIFFERENZA TRA IL DIRE E IL FARE


Articolo pubblicato su Il Nuovo Giornale di Ostia sabato 15 giugno.


Sono cresciuta in mezzo ai fili, ai centimetri, alle forbici, alle stoffe e alla carta per fare modelli, di quest’ultima ho ben impresso l’odore nel naso, ho visto le mani di almeno due generazioni reggere tra le dita aghi sottili o grossi, bucare tessuti leggeri o pesanti a seconda della necessità.
Mani amorevoli per quanto mi riguarda, quelle delle mie nonne, di mio nonno e di mia madre.
Innumerevoli volte quel filo è scivolato nella cruna trovando la sua strada, prima facilmente poi un po’ meno quando la vista cominciava a vacillare con l’avanzare dell’età.
Ho visto stoffe dure da bucare, facili da cucire ma anche troppo eteree, di quelle che avrebbero retto solo un filo sottilissimo passato con un ago quasi invisibile di quelli che non rischiano di lasciare buchi slabbrati e irrecuperabili.
 Le sarte e i sarti disegnano con gessi bianchi o celestini, tagliano cartamodelli con forbici grandi e affilate le stesse che useranno sulle stoffe, assembleranno, cuciranno, faranno due o tre prove e alla fine macchine da cucire e punti ben messi a mano daranno vita al vestito che hai sempre sognato, quello che hai visto sulla rivista di moda appena comprata, quello che è così costoso che non ti resta che guardarlo, ma che sarà perfetto perché te lo avranno cucito addosso.
Senza sarti, i grandi stilisti non avrebbero potuto realizzare nessuno dei loro splendidi e originali disegni. Per questo, molti nomi noti della moda ringraziano profondamente occhi, mani e intelletto di chi ha messo in pratica le loro ispirazioni. Questa è la differenza tra “il dire e il fare”.
Io so il valore di un vestito, so quanta dedizione c’è dietro alla realizzazione di un “su misura”, a volte penso al peccato che si commette, permettendo a questo “lavoro” di estinguersi, di dissolversi lasciando il posto solo alle grandi distribuzioni e alle confezioni.
Avete mai provato il piacere di una puntura di spillo durante una prova? La frase che segue è: “Vuol dire che te lo godrai!”, ma io ho sempre pensato che un capolavoro di artigianato così me lo godrei in ogni caso.

Cristiana Zelli

 Macchina da cucire old style


 Manichini: indispensabili per la sartoria

Non si cuce a caso, lo studio minuzioso dei tessuti per la scelta dei modelli è fondamentale.


Gessi affilati

Stoffe disegnate prima del taglio. 



Sartoria Dior 

 La prova.

 Coco.


 La Callas.



Questo sarà mio: un altro tessuto, un altro colore e piccoli accorgimenti lo differenziaranno dall'originale, ma sarà fatto per me e su di me…ogni dettaglio avrà le mie proporzioni, per questo sarà perfetto!

LaCrilla



lunedì 8 aprile 2013

MY HIPPIE SOUL

La terra rossa, la sabbia gialla, la vegetazione verde smeraldo…l'Oceano Indiano che porta le sue onde grandi e schiumose a infrangersi su una spiaggia di cui non vedi la fine.
L'odore acre delle rupie, i soldi più sudici che abbia tenuto in mano, le case in stile portoghese bianche o colorate con pavimenti e sedute pitturati di cera rossa, così tanto per confonderli meglio con la terra del posto, i loro portici eleganti e i vetri delle loro finestre fatti con schegge di madreperla.
Viottoli stretti e lunghi come quelli di un labirinto, un problema trovarsi intrappolati lì in mezzo a cavallo di un motorino con la via di fuga bloccata da mucche con corna aguzze…sì perché nessuno lo dice ma le sacre mucche, in India, sono aggressive e fumantine…allora non ti resta che gridare, ma devi tirar fuori un urlo che renda omaggio al più scatenato dei Tarzan, solo così ti lasceranno passare.
I primi ricordi di Goa sono questi, poi arrivano gli altri quelli dei paesaggi incontaminati, delle immense distese di palme, del mercato sporco con le mercanzie poste su tavole di legno e sacchi di iuta, delle patate fritte mangiate in un cartoccio mentre gironzoli tra pesci, crostacei e vegetali.
Poi mi torna in mente il gusto dolce e morbido del papaya lassi, mai più bevuto…quanto mi manca! 
Le risaie con i bufali ammollo e gli uccelli che mangiano i parassiti dalle loro groppe, acquitrini enormi con tanti di quei fiori di loto rosa e bianchi che più di una volta mi hanno fatto attaccare le mani al finestrino del taxi e spalancare la bocca d'un colpo…lo stupore più puro, quello dei miei lontani 23 anni.
La "mia" India resterà custodita nel mio cuore e nella mia testa, come una foto dai colori accesi mai stampata e mai scattata…è solo mia.
Ci sono stata per molto tempo, l'ho vissuta, amata, odiata, mai capita fino in fondo, temuta e sofferta, ho pianto, riso, urlato, parlato con i personaggi più assurdi o più banali che solo lì puoi incontrare…ma mi manca, mi manca il suo odore d'incenso, la puzza di Bombay, le spiagge di Goa, i nostalgici hippies che ancora cercano se stessi e una libertà mai davvero ottenuta, gli occhi grandi e sinceri dei bambini che ti circondano e si aspettano da te tutto! Un gesto affettuoso, soldi, cibo, caramelle, penne....il disinfettante per una ferita profonda e sanguinante non curata.
Mi mancano gli anelli alle dita dei piedi e i campanelli alle caviglie, le camicie di cotone stropicciato e i pantaloni stampati e annodati come parei, i vestiti di lino lunghi e i miei capelli raccolti in trecce, annodati e arricciati dalla salsedine, il mio tatuaggio sulla spalla ormai mezzo sbiadito e cancellato, perché in parte volevo soffocare quella parte di anima hippie, senza schemi ne regole e ne legami che ora dopo più di 15 anni scalpita di nuovo.
In quel posto la mia passione per i tessuti e i colori, veniva soddisfatta frugando e rovistando nelle soffitte dei negozi di stoffe di Mapusa, piccola cittadina con il mercato più folle che abbia mai visto. Poi affiora alla mia mente lei, la zingara del Karnataka che incontravo in spiaggia e mentre provava a vendermi le sue cianfrusaglie, anelli, borsettine e collane fatte di pietre colorate..poi si alza mi saluta e fa per andarsene, ma il vento forte e prepotente le scosta il velo attaccato ai suo capelli che la copre fino ai piedi, una folata lo strappa via, elegantemente lo riacciuffa si ricompone, ci si riavvolge per coprire quanto io sono riuscita a scorgere.
Il suo top striminzito e attaccato al corpo è formato da un patchwork di tessuti, così come la gonna a balze lunga fino ai piedi con incastonati mille specchietti, colori stupendi dall'ocra al rosso si fondono con il giallo arancio del sole e l'azzurro del cielo...ma il top lascia la loro schiena interamente nuda, resta ancorato al busto grazie a due striscette di cotone. All'epoca era una novità!
La richiamo e compro tutto il completo, me lo porta il giorno dopo. Mi è rimasta la gonna, quando la nostalgia mi assale la prendo tra le mani e la guardo...chissà se questa estate la indosserò di nuovo, il top l'ho dovuto regalare e ancora piango al pensiero...ma questa è un'altra storia.
Così per oggi ho raccolto foto di uno stile new hippie o boho chic  come si usa oggi,  lo stile che più mi si addice e che volentieri reinterpreterò.
































 Karnataka's Gipsy woman



Anello usato da dita del piede.

Lasciatevi ispirare…sempre!

LaCrilla